lunedì 25 marzo 2013


Ministero della Salute
DIPARTIMENTO DELLA PROGRAMMAZIONE E DELL’ORDINAMENTO DEL SSN DIREZIONE GENERALE DELLA PROGRAMMAZIONE SANITARIA UFFICIO III
Morte o grave danno conseguente a non corretta attribuzione del codice triage nella Centrale operativa 118 e/o all’interno del Pronto soccorso
Il triage, secondo quanto riportato nell'Atto di Intesa Stato Regioni del 17/5/96), è “ il primo momento di accoglienza e valutazione di pazienti in base a criteri definiti che consentano di stabilire la priorità di intervento”. I pazienti a cui è stato assegnato, da parte del personale addetto all’attività di triage, un codice di priorità di accesso sottostimato rispetto alla condizione clinica e al rischio evolutivo, possono andare incontro a morte o subire un danno severo a causa del mancato o ritardato intervento medico ovvero dell’invio del paziente ad un percorso diagnostico-terapeutico inappropriato.
La presente Raccomandazione vuole incoraggiare l'adozione di appropriate misure organizzative, formative e assistenziali per prevenire l'insorgenza di eventi avversi o minimizzare gli effetti conseguenti a una non corretta identificazione del grado di criticità e complessità dell’evento segnalato alla Centrale Operativa 118 e ad una non corretta attribuzione del codice triage da parte dall’équipe di soccorso 118 e/o in Pronto Soccorso.
Raccomandazione n. 15, Febbraio 2013
L’errata attribuzione del codice triage può determinare evento sentinella che richiede la messa in atto di misure di prevenzione e protezione 



Pronto soccorso. Ecco le linee guida per il triage: il paziente valutato nella sua complessità



Il testo, elaborato da Aniarti, Gft e Sumeu, al centro del congresso italiano del triage di Riccione. Un punto di partenza per il tavolo tecnico ministeriale in materia. Il passaggio fondamentale del documento sottolinea la necessità di adeguarsi "al modello di Triage Globale fondato su un approccio olistico".

21 MAR - Un documento contenente alcune chiavi di indirizzo sul Triage, da sottoporre al tavolo tecnico ministeriale su Triage e Obi che produrrà le nuove linee guida ufficiali. Si tratta del testo elaborato dal Coordinamento nazionale triage, nato nel 2010 e composto dalle società scientifiche Aniarti (Associazione nazionale infermieri di area critica), Simeu (Società italiana della medicina di emergenza-urgenza) e Gft (Gruppo formazione triage). L’elaborato – che rappresenta il principale testo di discussione del Congresso nazionale sul Triage iniziato oggi a Riccione – focalizza l’attenzione su alcune priorità essenziali:
- Identificare rapidamente le persone che necessitano di cure immediate e garantirne il tempestivo avvio al trattamento.
-Attribuire a tutti gli assistiti un codice di priorità di visita che regoli l’accesso alle cure in relazione alla criticità delle loro condizioni ed al possibile rischio evolutivo.
-Contribuire all’ottimizzazione del processo di cura della persona assistita all’interno del PS anche attraverso l’attivazione e l’inserimento del paziente nel percorso di valutazione e trattamento.
-Sorvegliare le persone in attesa e rivalutane periodicamente le condizioni.
-Garantire l’adeguata e costante presa in carico delle persone in attesa e degli accompagnatori, fornendo, in collaborazione con il team di cura, assistenza ed informazioni pertinenti e comprensibili così da ridurre anche il loro stato d’ansia

Il documento sottolinea quindi che i sistemi di Triage implementati nelle realtà italiane si devono “ispirare e adeguare al modello del Triage Globale fondato su un approccio olistico alla persona ed ai suoi familiari, che realizza la valutazione infermieristica in base alla raccolta di dati soggettivi ed oggettivi, alla considerazione di elementi situazionali significativi e all’effettiva disponibilità di risorse della struttura”.

Per realizzare pienamente ed efficacemente questo modello è necessario soddisfare alcuni requisiti fondamentali: realizzare l’effettiva presa in carico della persona dal momento in cui essa si rivolge alla struttura; assicurare la valutazione professionale da parte di un infermiere adeguatamente formato; garantire l’assegnazione del codice di priorità di visita attraverso la considerazione dei bisogni di salute dell’assistito, delle sue necessità di cura e del possibile rischio evolutivo; utilizzare un processo di valutazione strutturato in grado di garantire l’ approccio globale alla persona ed ai suoi problemi di salute; utilizzare un sistema codificato di livelli di priorità di visita; controllare e regolamentare tutti gli accessi al PS; disporre di un sistema documentale adeguato; gestire la lista di attesa secondo criteri che, a parità di codice, tengano conto di fattori situazionali, organizzativi o di particolare fragilità, disabilità dell’assistito, considerando solo in ultima analisi quello temporale; gestire l’attesa dei pazienti e degli accompagnatori in collaborazione con gli altri operatori.

Per quanto concerne l’organizzazione del lavoro, il documento sottolinea che l’ideale sarebbe suddividere il Triage in quattro fasi fondamentali:
-La valutazione sulla porta che consiste in una rapida osservazione dell’aspetto generale della persona con l’obiettivo di individuare i soggetti con problemi assistenziali che necessitano di un intervento immediato.
-Raccolta dati: si compone della valutazione soggettiva, effettuata essenzialmente attraverso l’intervista (anamnesi mirata e valutazione sintomi), e della valutazione oggettiva, la quale consiste nella rilevazione dei segni e nell’analisi della documentazione clinica ove disponibile.
-Decisione di Triage: si concretizza con l’assegnazione del codice di priorità, l’attuazione dei necessari provvedimenti assistenziali e l’eventuale attivazione di percorsi diagnostico terapeutici.
-Rivalutazione: è necessaria per cogliere tempestivamente eventuali evoluzioni delle condizioni degli utenti in attesa. Può confermare o variare il codice di priorità assegnato.

Alla luce dell’ esperienza maturata negli anni, nell’ intento di uniformarsi alle principali evidenze scientifiche internazionali viene adottato un sistema di codifica a 5 livelli di priorità: emergenza, urgenza, urgenza differibile, urgenza minore, non urgenza.

Altro aspetto nodale riguarda le risorse, tema su cui il documento chiede che in tutte le strutture deve “sia garantita la disponibilità di risorse adeguate, umane, tecnologiche e materiali, per consentire la realizzazione di un sistema di Triage strutturato secondo le direttive contenute nel presente documento, e per il mantenimento di appropriati standard qualitativi”. In particolare in ogni PS deve essere presente un locale di Triage “collocato in posizione attigua agli ingressi del PS e centrale rispetto alle sale visita, in grado di permettere l’espletamento della valutazione infermieristica nel rispetto della riservatezza del paziente. I locali di attesa devono permettere una sorveglianza a vista di tutte le persone in attesa e possibilmente prevedere aree dedicate ai pazienti che necessitano di maggiore sorveglianza”.




venerdì 22 marzo 2013

Dolore: aggiornamenti clinici
N. 1 - marzo 2013

In questo numero
L’Anno Europeo contro il dolore, per sensibilizzare su di un problema sottovalutato
L’angina
La sindrome del colon irritabile
Il dolore toracico di origine esofagea
Pancreatite cronica
Sindrome del dolore vescicale
Disturbi funzionali intestinali dolorosi: fattori psicologici
Dolore pelvico cronico maschile
Dolore viscerale acuto e dolore viscerale cronico
Epidemiologia del dolore addominale negli Stati Uniti
Neurobiologia del dolore viscerale
Il dolore addominale funzionale
Oppiacei e patente di guida


LINK TO "rivista"




Le reti di Cure Palliative: dalla teoria alla pratica

RIASSUNTO

Il campo di applicazione della medicina palliativa nel corso degli ultimi due decenni ha acquisito un significato più ampio e la Hospice theory si è evoluta in un paradigma più completo di “terapia di supporto”. Il tipo di Paziente inoltre non contempla più, solamente, il malato di cancro in fase terminale, ma anche chi è affetto da altre patologie inguaribili e progressive (BPCO terminale, insufficienze cardiovascolari, metaboliche, ecc.). I Pazienti nelle loro ultime settimane o giorni di vita, necessitano fondamentalmente della medesima assistenza, ma se presi in carico precocemente richiedono approcci specifici e differenti, almeno nelle prime fasi. Recentemente la legge 38/2010 definisce la Rete Nazionale per le Cure Palliative come una serie di strutture di assistenza, di professionisti e di procedure dedicate per garantire il miglior trattamento in tutte le fasi della malattia. La stessa legge stabilisce anche una rete separata per il dolore cronico “non terminale”, la cui struttura organizzativa segue il modello Hub & Spoke, dove l’hub è il centro di Terapia del dolore di riferimento in un territorio, e gli spoke sono i centri periferici, e di triage. L’articolo focalizza l’attenzione sulle differenze fra la due reti, sulle difficoltà a livello europeo nel realizzarle, e su quale possa essere il paradigma ottimale per la Rete di Cure Palliative.










mercoledì 20 marzo 2013








Evaluating care pathways for community psychiatry in England: a qualitative study

  1. Golam M. Khandaker MBBS MPhil MRCPsych1,*
  2. Praveen K. Gandamaneni MBBS MRCPsych2
  3. Claire R. M. Dibben MBBS BSc MRCPsych4
  4. Srinivasarao Cherukuru MBBS MRCPsych5
  5. Paul Cairns MBChB MRCGP6
  6. Manaan K. Ray MBBS MS MSc MRCPsych3
Article first published online: 23 FEB 2012
DOI: 10.1111/j.1365-2753.2012.01822.x
Journal of Evaluation in Clinical Practice

Journal of Evaluation in Clinical Practice

Volume 19Issue 2pages 298–303April 2013
















Keywords:

  • care pathway;
  • community psychiatry;
  • mental health services;
  • payment by result;
  • quality of care;
  • service reorganization

Abstract

Objectives  In view of forthcoming ‘payment by results’ (PbR) for mental health, increasing number of National Health Service (NHS) Trusts are reorganizing their community services for working age adults to create care pathways. However, research base for the care pathways model in mental health is limited. Our NHS Foundation Trust was one of the first to introduce care pathways for community psychiatry in the UK. We have carried out a qualitative study to evaluate how this model works out in practice, including its impact on quality of patient care, mental health professionals and primary care.
Methods  We interviewed doctors, multidisciplinary staff and Trusts managers (19 in total). Transcripts of recorded interviews were coded and analysed thematically using a grounded theory approach.
Results  Overall, despite teething problems, working in pathways was generally seen as a positive change. It led to more focused interventions being offered, and practitioners being held to account over clear standards of care. It is more cost-effective and allows for active case management and clear clinical leadership. It is recovery focused and encourages social inclusion. The arbitrary time frame, strict criteria and thresholds for different teams can create issues. Improved communication, flexible and patient-centred approach, staff supervision, and increasing support to primary care were felt to be central to this model working efficiently and effectively.
Conclusions  Introduction of care pathways is an important step towards effective implementation of PbR for mental health. Our study would inform future research into care pathways, facilitate organizational learning and help to improve effectiveness of services.